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In un’epoca di profonde mutazioni, il rapporto che abbiamo con il tempo è stravolto. #LeMonde ha invitato dei personaggi conosciuti e non, di ogni provenienza, a confidarsi su questo vasto tema.cap-pierre

Il “contadino e scrittore” Pierre Rabhi ci dice come sfuggire alla frenesia della nostra società : ” … la civiltà agricola, imponeva un tempo differente da quello della società industriale nel quale le persone accettano d’essere chiusi nelle città, rinchiusi tutta la loro vita in delle scatole, in uno spazio dove il sole sorge e tramonta senza motivo. C’è da chiedersi se esiste una vita prima della morte. E’ come si restassimo in coma per 10 mesi, prima di approfittare, nel mese che ci resta, di quello che il sistema ci ha confiscato… Bisogna quindi interrogarsi sulle ragioni che ci spingono ad essere docili alla frenesia, piuttosto che cercare d’innovare per sopportarla meglio! Risolviamo il problema alla radice: quale modalità d’organizzazione deve adottare l’umanità per godere di quello che la vita sulla Terra gli offre?”

Per approfondimenti :

Pierre Rabhi “La sobrità felice

Il sito in francese del Movimento Colibri, fondato da Pierre Rabhi per incoraggiare la nascita e l’attuazione di nuovi modelli di società fondati sull’autonomia, l’ecologia e l’umanesimo nel segno della decrescita e di una ‘sobrietà felice’. Il movimento trae il nome da una leggenda amerindiana.

https://www.colibris-lemouvement.org/

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La questione dell’ #immigrazione è ancora sottovalutata e affrontata superficialmente secondo Le Monde e SciencePo, che hanno organizzato una giornata di dibattiti sul tema.

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La marcia delle #donne, contro Trump e contro la regressione dei diritti della donne in USA, si svolgerà questo sabato 21 gennaio.
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400.000 persone hanno aderito sui social e si stanno già organizzando degli autobus per permettere a tutti di partecipare.

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@nuitdebout

La Nuit debout pour une convergence de luttes

Paris, le 66 mars 2016

1211653_que-se-cache-t-il-derriere-nuit-debout-web-tete-021817035466Plusieurs milliers de personnes se réunissent chaque soir place de la République à Paris depuis l’appel du 31 mars.

Cela fait un bon moment qu’un certain nombre de citoyens français se réunissent à Paris, Place de la République, pour les nuits debout. L’initiative se répand par ailleurs dans de nombreuses villes de province..

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Che senso ha ormai la festa del ‪#‎lavoro‬? Bisogna andare oltre. Lavorare meno, consumare meno, mangiare meno. Scambiare di più, scambiare soprattutto il proprio tempo e le proprie abilità per gli altri. Non si tratta di fare volontariato. Si tratta di ‪#‎economia‬.

Soluzioni?

Il primo maggio a Tv5 monde, il TG svizzero parla di #RBI. Cos’è?

Il Revenu de base inconditionnel è qualcosa per il quale in italiano non possediamo nemmeno una definizione. Posso provare con la traduzione “reddito di base incondizionato”?
Al Tg svizzero dicono che “si tratta dell’altra vita, la vita al di là del lavoro, che ora sembra contare di più”. Quella che per molti giovani, vecchi figli della precarietà di questo momento storico, è diventata la più importante.
Sempre più persone dei paesi dell’‪#‎Europa‬ civile, chiedono a gran voce di istituire un reddito universale per chi non vuole fare del lavoro una prioità e anche per chi invece lo vuole. Gli uni potranno vivere modestamente, gli altri proseperare.

Il pensiero alla base dei comitati RBI europei non si oppone al sistema attuale e per questo può essere efficace e propositivo. Non discostandosi dal liberalismo economico, potrebbe convenire a tutti gli schieramenti e nel tempo potrebbe sorprenderci cambiando la struttura del capitalismo dall’interno: la cultura del lavoro si modificherebbe.

Se la società fosse meno ossessionata dall’importanza al lavoro, da questo tipo di modello economico-lavorativo, potrebbe anche modificare l’autodistruzione in corso: dall’attuale concetto di crescita economica, all’idea che i problemi ambientali, le migrazioni, le guerre, le risorse, insomma le conseguenze della crisi a tutto tondo della società 3.0, siano secondari.


Per ora solo la ‪#‎Finlandia‬ ha iniziato la sperimentazione, nonostante non sia fra i paesi finanziariamente più stabili. Ciò dimostra che il reddito universale è una misura possibile anche in tempi di crisi e per di più necessaria all’avvio di una nuova eco-economia che affronti la precarietà, o meglio la molecolarizzazione del ‪#‎lavoro‬ 3.0.

 

Fonti e ispirazioni :

 

C’è chi ne parla :

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/come-si-finanzia-reddito-di-base-incondizionato/520608/

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A ‪#‎Londra‬ si vota per il nuovo sindaco. La cosa interessante..beh, ce ne sono diverse:
1) Londra ha superato New York per popolazione e questo fa sì che sia la più popolosa città occidentale.

2) Londra ha il 40% di residenti stranieri. Anche qui batte tutti i record occidentali.

3) Il nuovo sindaco labour potrebbe essere un ‪#‎musulmano‬. Anche qui, il primo della storia in una capitale occidentale.

Questo candidato sindaco – che usa nei suoi meeting salutare l’audience con “fratelli e sorelle salam alekum” – è ‪#‎femminista‬, crede nel matrimonio per tutti e vuole in ogni modo sconfiggere il radicalismo islamico. Ah! è anche schierato contro la Brexit Sadiq Khan.

Come in molte metropoli occidentali anche abitare a #Londra è diventato proibitivo. I residenti della classe sociale media (e bassa) vengono spinti sempre più lontano, nelle periferie estreme, dalle speculazioni degli investitori del mattone.
Discriminazione sociale e ghettizzazione sono i danni più evidenti delle nostre ‪#‎banlieue‬ europee. In queste periferie, fra le baraccopoli del mondo occidentale, in una Londra più multietnica della mitica N.Y., è nato il ns candidato. Quasi scontato il seguito: il very special candidate è nato in una numerosa famiglia di origine pachistana che vive in una casa popolare di periferia.

E visto che la maggior parte dei londinesi non sono miliardari e vogliono riprendere possesso della loro città, c’è il rischio che accada, che questo candidato vinca. E io non vedo l’ora di assistere a questo “esperimento”, la nostra (di Noi Europei?!) particolarissima anteprima mondiale.
C’è il rischio che gli speculatori immobiliaristi dell’Arabia Saudita & sons, i vari “estremisti islamici” salafiti e tutti i diversi attori in guerra, siano sconfitti proprio da coloro che vorrebbero come proseliti..o come capri espiatori.
Anche perché, come contro qualsiasi tipo di criminalità organizzata radicale e radicata, anche contro il terrorismo non c’è miglior estirpatore di chi lo subisce.
E c’è pure il rischio che gli alienati ‪#‎migranti‬, profughi della city e ‪#‎rifugiati‬ di banlieue, riescano a sradicarlo.

(fonte: TG Tv5 | Monde)

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Cosa vuol dire essere ‪#‎razzista‬

Nella trasmissione radiofonica La Città Radiotre, si è affrontato il tema delicatissimo del razzismo, direi piuttosto della convivenza ormai obbligata fra cittadini immigranti e cittadini autoctoni.
A vederla da lontano e più precisamente dalla Francia, questa coabitazione, ‘forzata’ secondo il parere di alcuni cittadini italiani, fa sorridere.
A vederla da Parigi e dalla sua banlieue, la multiculturalità non esiste, perché è ormai un dato di fatto e duque ha cessato di esprimersi. I termini: classi multiculturali, società multiculturale, mediatrice interculturale, etc., sono privi di senso, o quanto meno interpretati diversamente (la mediatrice culturale lavora nei musei e quella intercultuale non esiste perché la mediatrice è qui, giustamente, ‘sociale, familiare’, ecc.).
Nonostante le ingiustizie sociali palpabili anche oltralpe e le lamentazioni delle leghe antirazziste, nonostante ‘Charlie’ che ha di certo ridotto alla semplificazione “terroristi islamici” una situazione e un problema molto più ampio, la Francia ha, ancora per poco, uno stato sociale, assicura una protezione di base ai non abbienti, non ammette (almeno a parole) le distinzioni razziali. E’ mal visto dire ‘nero, arabo, giallo, ecc.’, tanto che in banlieue i raggazzi hanno dovuto invertire le parole per farla passare fra loro cosi’ da creare il ‘rebeu’, il ‘renoir’ ma la cosa non li tange, perché alla fine sono tutti francesi. Più o meno è cosi’, con le dovute nuances.

Ecco dunque il nostro destino, basta guardarlo da lontano per accorgersene chiaramente. Il nostro avvenire sarà cosi’, è già cosi ed è inevitabile, tutti dovrebbero esserne consapevoli. Tutti dovrebbero esserne consapevoli, d’accordo, ma non possiamo pretenderlo.

Non si tratta di elogiare altri paesi e nemmeno di fare auto-critica. Un’analisi dovrebbe essere la più distante ed estranea possibile, constatare, e la più evidente delle osservazioni è che in Italia manca sempre più l’attenzione ai problemi dei cittadini deboli, un’etica di base (seppur ipocrita), un limite a cio’ che è possibile dire e fare e in sostanza manco il senso giustizia e di legalità.
Il vortice che ci tira tutti giù, sott’acqua, sta arraffando anche il poco di beni materiali ed etici che tenevamo ancora a galla con il braccio teso verso l’alto.

Una cosa che continua a stupirmi, è la fiducia che hanno molti cittadini europei nelle loro istituzioni ma anche nei rapporti fra di loro (relazioni commerciali, professionali, ecc.) e non è, purtroppo, fiducia nell’umanità come accade nei paesi meno individualistici, in cui la comunità rimpiazza le istituzioni (come sembrava, ahimé, essere da noi). Quello che il cittadino nord-europeo percepisce è, piuttosto, la sicurezza del limite alle ingiustizie, alle frodi, alle ‘fregature’ che gli è garantito da leggi, controlli e sanzioni.

Per tornare a bomba, credo che senza esagerare si puo’ dire che in uno Stato che non garantisce protezione sociale, che non tutela i diritti dei cittadini, che non agisce contro la precarietà e la povertà, che non attua controlli per arginare l’illegalità, il discorso di uguaglianza e tolleranza diventa difficile da far digerire e/o imporre. In una situazione di sfacelo come questa sembra impossibile e di certo è ancor più difficile che in altri paesi, militare per l’anti-razzismo senza scadere nella mediocrità e nel ‘razzismo positivo’ – che essendo razzismo, tanto positivo non è. Essere coerenti richiede onestà intellettuale ed etica e il nostro impegno, quando c’è, dovrebbe essere distribuito equamente fra i cittadini.

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