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Paris


#‎Parigi‬ è enorme.
Parigi puzza di piscio.
Parigi è dove imparo e dove cresco.
Parigi è disumana. Parigi. E anch’io l’assumo.
Parigi scompare dai finestrini del treno di banlieue
denso ricordo confuso nella maremma.

Parigi centro, stuprata dalla luce,
gli intestini pieni dell’ultimo pasto,
maledetta da mani nere che stringono scatolette,
sputano alcool, svuotano tasche,
annaffiano le strade dei loro resti liquidi.

Fragili pilastri della città.

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Io sono Roma


Com’è tornare a Roma, com’è.

Respirare il sole e le atmosfere chiuse del passato. Sentirsi ripresa dentro qualcosa di estinto.
Raccontata dietro i passi vecchi, delle cartelle pesanti, dei profumi abbondanti, delle chiacchiere inutili e tutti trucchi e risate.

Pensare a Roma, asfisiante, che ruba i pensieri a un’età confusa, tragica, ricca di finta allegria.

Roma ti prende l’anima se eri dei suoi e l’hai tradita. Ti riporta a sé. Ti dice perché mi hai abbandonata? Ora non puoi più rivivere in me. Accontentati di provare questo battito confuso nel cuore, di respirare i miei odori invadenti che un tempo ti soffocavano senza consapevolezza.
Rimani, se vuoi, di passaggio, ma non ti redimerai. Resterai qui, a perderti, illusa, nel miraggio, nei fumi odorosi di un passato che non sei riuscita a modificare.

I pomeriggi, chiusi nei primi MacDonald, invenzioni formidabili quando non ti curavi di conoscere le insidie del mondo globalizzato.

Quando capitalismo era parola incosciente, a piazza Navona pensavi solo all’America e al Giappone e tutti gli altri non contavano; non esistevano né curdi né africani.

Il mondo era li’, in quell’inconsistenza fatta di parole esagerate, dimostrazione di forza, bullismo. Il mondo era il tuo quartiere di nascita e non ce n’erano altri.

Peccato.

Mi hai scoperto solo dopo tanto, troppo tempo e quando è venuto il momento di starmi vicina, ti sei allontanata, sei fuggita via. Svanita come i tuoi ricordi alterati.

Non è colpa mia se ti ho fatto soffrire, se ti ho perso di vista nelle notti insonni quando mi recavi visita senza annunciarti e nei vicoli del centro, persino a Trastevere, ti sei persa per strada.
Non c’entro nulla io, con la tua pazzia, con la tua trasgressione. Cosa potevo fare quando ti avventuravi incauta, ti avvicinavi a me senza conoscermi? Se ti ho lasciata, male di testa, non è colpa mia!

Ora mi vuoi stringere, vorresti avvighiarti a me, tenermi vicina, abitarmi.  NO. Io ti respingo.  Ti tento, ti illudo, ma non mi concedo.
Chi ti credi di essere,  tu, minuscola, inadeguta creatura? Qui regno io e tu non mi appartieni.

Io sono Roma, eterna come la giovinezza delle immortali. Io ti catturo, ti tengo dentro, poi ti vomito, rimanendo vergine, incorrotta.

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Roma


E’ un po’ lenta Roma, con la sua quieta sonnolenza estiva, disabilitata, spoglie sparse di indigeni, folle di turisti.

“Ma nun c’è problema signo'” ripete stanca e irrispettosa, con lo sguardo rivolto al cupolone – “me facesse ‘na grazia..me facesse fini’ de tribola’”.

E’ un po’ lenta la mia Roma antica, simbolo di storia che non muore ma si adatta, sfatta, alla disfatta.

Immagine

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