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Posts Tagged ‘donne’


In un’epoca di profonde mutazioni, il rapporto che abbiamo con il tempo è stravolto. #LeMonde ha invitato dei personaggi conosciuti e non, di ogni provenienza, a confidarsi su questo vasto tema.cap-pierre

Il “contadino e scrittore” Pierre Rabhi ci dice come sfuggire alla frenesia della nostra società : ” … la civiltà agricola, imponeva un tempo differente da quello della società industriale nel quale le persone accettano d’essere chiusi nelle città, rinchiusi tutta la loro vita in delle scatole, in uno spazio dove il sole sorge e tramonta senza motivo. C’è da chiedersi se esiste una vita prima della morte. E’ come si restassimo in coma per 10 mesi, prima di approfittare, nel mese che ci resta, di quello che il sistema ci ha confiscato… Bisogna quindi interrogarsi sulle ragioni che ci spingono ad essere docili alla frenesia, piuttosto che cercare d’innovare per sopportarla meglio! Risolviamo il problema alla radice: quale modalità d’organizzazione deve adottare l’umanità per godere di quello che la vita sulla Terra gli offre?”

Per approfondimenti :

Pierre Rabhi “La sobrità felice

Il sito in francese del Movimento Colibri, fondato da Pierre Rabhi per incoraggiare la nascita e l’attuazione di nuovi modelli di società fondati sull’autonomia, l’ecologia e l’umanesimo nel segno della decrescita e di una ‘sobrietà felice’. Il movimento trae il nome da una leggenda amerindiana.

https://www.colibris-lemouvement.org/

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La marcia delle #donne, contro Trump e contro la regressione dei diritti della donne in USA, si svolgerà questo sabato 21 gennaio.
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400.000 persone hanno aderito sui social e si stanno già organizzando degli autobus per permettere a tutti di partecipare.

(altro…)

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A 50 metri dalla frontiera turca, i kurdi dell’YPG-PKK (sigle dei due principali movimenti di guerriglia curdi, siriano e turco) si battono contro l’ISIS o meglio l’IS, lo Stato Islamico, un amalgama di movimenti jihadisti attualmente in campo in Siria e in Iraq, esito scontato della non intervenzione occidentale nella sanguinaria guerra siriana e conseguenza delle guerre di Iraq e Afghanistan. (altro…)

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Sans abri

sans enfance

sans futur

errante

dans cette vie brouillant e

pleine de langues vivantes.

Je me réjouis un moment

tout après c’est fini

d’un instant j’suis remplie.

Paris chaotique, pas solidaire

j’y ai trouvé un..

mirage éphémère.

Encore des larmes qui glissent

sur les joues qui mûrissent

peu de gouttes résistent

les restantes secrètes

inestimables ressources 

acharnées.

La joie et la douleur

divinités féminines en français

en paroles maternelles

sur mes lèvres amants déchirés.

Elles se repoussent

Tao déséquilibré

se confondent

Êtres fusionnées.

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La vita dentro è un romanzo breve teso ad esplorare la vivacità di due mondi, quello femminile e quello delle culture migranti, accomunati entrambi dal senso di condivisione e di appartenenza. Le esperienze descritte offrono saggi spunti di riflessione: sui sentimenti che affliggono e animano le relazioni umane, sempre in bilico fra individualismo e senso ancestrale di aggregazione; sulla politica e sui grandi temi sociali come l’immigrazione, la disuguaglianza, la violenza maschile e l’associazionismo.

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Oggi va molto meglio.

La giornata presagiva buone nuove già in mattinata, quando ho sentito sulla banchina del treno di banlieue due giovani africani che parlavano italiano fra loro.
Che non ti fa la globalizzazione!
La cosa mi ha fatto sorridere e mi sorprende ancora a ripensarci.
Avrei voluto parlargli ma non sapevo quale fosse l’approccio migliore, quindi ho lasciato stare e continuato il mio viaggio in banlieue dove abita la ragazzina curda alla quale faccio lezione di piano.
E indovina?! La trovo all’uscita della stazione con la mamma, Xane, in partenza per la manifestazione che da ormai 4 mesi i curdi di Parigi tengono ogni mercoledì: esattamente dal 10 gennaio 2013, quando in Rue de la Fayette 147 a Parigi, in pieno centro, sono state uccise tre donne, attiviste politiche kurde, Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Söyleme.

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La mamma di Avesta si era dimenticata che ci eravamo messe d’accordo per fare la lezione di pianoforte oggi e per riparare alla sua distrazione, mi ha invitata ad andare con lei e con la sua famiglia (una squadra di calcio formata da almeno 6 bambini e 3 arbitre mamme!) alla manifestazione.
Cosi’ rientriamo tutte a Parigi  dalla banlieue sud-est e ci dirigiamo in metro verso il Centro culturale curdo Ahmet Kaya, dove l’anno scorso facevo il corso di baglama.

La manifestazione parte da li’ e noi arriviamo appena in tempo per unirci al “branco” assembrato in strada, proprio di fronte all’entrata del centro culturale, nella Rue d’Enghien a Strasburg-Sant Denis.

Partiamo sotto una leggera pioggia, urlando “giustizia e diritti” per il popolo curdo e altre frasi ripetute ad ogni manifestazione; ma questa protesta è ancora più pressante e intende denunciare un pluriomicidio politico compiuto per mano dello Stato turco e lo scarso interesse dello Stato francese a ricercare gli esecutori materiali e i mandanti di questo crimine.
Frasi meno moderate, come “stato turco assassino” o fascista, e “Francia complice”, spiegano meglio di tante mie parole.

In ginocchio (ora la pioggia è battente) di fronte al portone del palazzo dove hanno spietatamente freddato le tre donne curde con un colpo alla nuca, assistiamo ad alcuni brevi interventi: un uomo, una donna e infine una bambina, credo legga una poesia in curdo.
Si parlano almeno tre lingue, perché tutti comprendano e perché la parola viene data anche ad un membro del partito comunista turco: una donna che parla di diritti per tutti, in specialmodo per le donne, chiosando in curdo “jin jiyan azadi”: le donne, la vita e la libertà.

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È piacevole essere riconosciuta da qualche vecchio e nuovo amico: dal mio insegnante di baglama e amico Vedat, diventato da qualche mese uno dei giovani responsabili del Centro incaricato delle attività culturali; da Rustem, pilastro del Centro, gestore dell’annesso caffé; poi un amico che non vedevo da tempo e dei nuovi amici, appena rifugiatisi in terra di Francia.

Finita la festa- perché per questa gente sfilare insieme, protestare, ribellarsi al sistema, resistere, ritrovarsi, nonostante il dolore per le perdite subite in 35 anni di guerriglia contro lo Stato Turco, è ancora una festa dal senso profondo – gli amici e i parenti si abbracciano, si riconoscono e si torna insieme verso il Centro per bere un té e discutere insieme.

Vengo invitata dai miei nuovi compagni a bere il çay e ne approfitto per conoscerli meglio e per riposare prima di una lezione di italiano programmata all’ultimo minuto.
Un ragazzo cileno mi aveva chiamato durante la manifestazione per chiedermi se fossi stata disponibile in giornata. E io lo ero, oggi più che mai.

Sorreggiando il té, i miei nuovi amici del centro curdo mi spiegano in turco come sta evolvendo la situazione politica in Turchia, soprattutto in merito ai recenti patti fra il leader curdo Ocalan e lo Stato turco, rappresentato dal Premier Erdogan.

Conosco a fondo la questione, ma ultimamente, presa dall’adattamento non sempre facile alla vita parigina, ho perso di vista i miei interessi, fra cui c’è l’aggiornamento costante sull’evoluzione della geopolitica, in specialmodo in Turchia.

Nonostante fatichi a esprimermi, riesco ancora a cogliere i concetti fondamentali.
I due rifugiati – fra cui una  ragazza di professione grafico che rischia 16 anni di carcere per il semplice fatto di aver lavorato in un giornale di ‘propaganda’ curda – mi spiegano perché la libertà dei curdi e la loro lotta è la libertà di tutti, non solo loro.

Capisco bene questo concetto, forse perché l’ho sentito ripetere altre e tante volte; forse perché mi è intimamente vicino, mi appartiene; forse perché, anche se non so spiegarlo in poche parole, so che è giusto.

So che è giusto e lo porto con me al primo incontro, poco più tardi, con il dentista peruviano di 32 anni, laureato in Perù, un master a Parigi e sposato da sole 3 settimane con una ragazza sarda. Insieme l’anno prossimo andranno a vivere a Cagliari, stufi dei 5 anni passati nella megalopoli frenetica e spesso isterica. In cerca di: tranquillità,affetti, natura.

E cosi torniamo a monte, o meglio a valle: la globalizzazione in senso contrario, la ripopolazione della nostra terra, il ritorno alle origini e alle ‘cose vere’..la fuga e il rientro dei cervelli.

Spero che questi due ragazzi, una dottorata in fisica e un dentista iperspecializzato, semi sconosciuti ma già di esempio per me, rappresentino quel futuro che vogliamo. Il futuro e la speranza per cui lottano i curdi e tanti altri singoli individui.

Un futuro che appartiene a tutti.

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Grano


Trovero’ quell’amore
che odora di grano
il sorriso lungo
sulle labbra morbide
assenti di parole
occhi e fronte aperta
in un unico pensiero
disteso.

Mi accompagnerà serena
lo sguardo
alla luce d’estate
che attende la sera.

Trovero’ la strada semplice
per farmi amare
in pace.

Al rientro avro’ polmoni
pieni di soddisfazione.
Abbraccero’ chi mi segue
senza essere braccato
stringendo quest’amore folle
cosi’ sano
trovero’ la quiete come in natura
la mia anima in viaggio
l’amore di me.

l’amore di me..Immagine

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Cristina Rosati

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