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Sono ancora confusi i bilanci di una giornata di scontri fra un gruppo di migranti e alcuni cittadini lampedusani. A far salire la tensione, il gesto estremo di un gruppo di tunisini che aveva rubato dal centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) dell’isola alcune bombole di gas minacciando di farle saltare in aria nel porto vecchio.

Nelle scorse settimane, il protrarsi del trattenimento dei migranti nel Centro, per legge limitato a non più di 48 ore, aveva determinato varie proteste e la fuga di alcuni detenuti.

Per la maggioranza tunisini e nordafricani, circa mille migranti sono tuttora al Cpsa in condizioni rese più precarie dopo l’incendio doloso sviluppatosi ieri all’interno del Centro.

“È forte la preoccupazione per la sicurezza di soggetti vulnerabili quali donne incinte e persone disabili che dovrebbero essere ospitate in strutture adeguate” ha detto alla MISNA un portavoce di Medici senza frontiere (Msf) che durante l’incendio ha contribuito alle operazioni di soccorso ed evacuazione. Più volte Msf aveva denunciato “le inadeguate condizioni igieniche e di accoglienza dei centri soprattutto in situazione di sovraffollamento”.

Concordi anche i rappresentati di altre associazioni: “La tensione è altissima: i lampedusani sono esasperati da una situazione ingestibile che dura da troppo tempo. Oltre ai migranti, sono a rischio anche i nostri operatori perché in qualche modo vengono identificati con chi li aiuta” dice alla MISNA Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, associazione di volontariato presente a Lampedusa per fornire servizi di informazione e assistenza.

Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), in una nota diffusa in queste ore, condanna ogni tipo di violenza che danneggia, innanzitutto, quanti arrivano a Lampedusa in cerca di protezione: “Ci chiediamo perché non sono stati fatti in tempi brevi i trasferimenti dei migranti da Lampedusa verso la terraferma. Considerando una situazione giorno dopo giorno più tesa, questo elemento è incomprensibile”.

Articolo originariamente pubblicato il 21/09/2011 in Misna.org (tutti i diritti riservati)

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Sono stati trasferiti in diversi centri di accoglienza in Italia circa 200 migranti fino ad oggi trattenuti al Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) di Lampedusa. Per la maggioranza tunisini e dell’area del Maghreb, altri 1170 migranti sono tuttora al Cpsa in condizioni logistiche precarie. In realtà, riferiscono diverse fonti della MISNA, non è ancora chiaro se parte di questi migranti siano già stati rimpatriati.

La scorsa settimana il protrarsi del trattenimento, che per legge può durare solo 48 ore, aveva determinato varie proteste e alcuni migranti erano riusciti a fuggire dal centro.

“Dopo gli sbarchi – circa 700 persone arrivate sull’isola fra l’11 e il 12 settembre – ieri sono state trasferite 20 persone e oggi 200″ conferma alla MISNA Francesca Materozzi dell’Arci immigrazione, l’associazione di volontariato presente a Lampedusa per fornire agli immigrati servizi di informazione e assistenza.

Nei giorni scorsi Cono Galipò, amministratore delegato di ‘Lampedusa Accoglienza’, aveva detto alla MISNA che i trasferimenti sono organizzati in piccoli gruppi perché, per motivi organizzativi, non si possono fare in massa.

‘Terres des Hommes’ e ‘Save the children’, associazioni a tutela dell’infanzia, hanno denunciato inoltre le critiche condizioni di accoglienza dei minori: sull’isola sono 118 i non accompagnati e cinque con familiari.

Articolo pubblicato il 14/09/2011 su Misna.org

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