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Costretta


 

Eppure sono sempre qui

Stretta come un’acciuga

Tra olii, sali e tabacchi

Pronta alla fuga

Scappo da dove nacqui

Immobile e invischiata

Unica soluzione trovata

Per togliermi di torno

Non torcermi nel tornio

Via dalle mie brame

Le anime sane

Libro le malsane

Contorta e corrugata

Cavo elettrico fuso

Tu mi sei di poco aiuto

del tuo modo d’uso

di senso incompiuto

Nn credo al montaggio

Del kit, dell’ingranaggio

che muova infinite

rotelle arruginite

furiose illogiche

scombinate

Ruote del carro

Impazzite.

Allora m’impasto, mi mischio

Fondo nel fondo

Mi amalgamo ribollita

nella latta arruginita

Ferro che mi contiene (altrimenti boom!)

Pesce fori loco

Tiene

sul fuoco

Ostica

Emozioni di plastica

in pancia

Pinne e ali

di plancia

Eliche che non girano

Sballano, stridono

Motore inceppato

1000 giri e 1 senso

Non ancora trovato.

 

 

Sempre qui


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  1. ARPEGGIATO

No, non si trova        E-9

No, non si cerca        E-9

È sempre stato qui   G9

È sempre stato qui    G9

Con me                        E-9

2. ACCORDI

Tu non lo sai             C# semi dim

Tu non lo sai            C maj7

Tu non lo sai

Tu che ne sai…..        B

Tu.  Tu non                B semi dim

puoi … poi                  A / A7

Rip. 1

3. CHIUSURA (Arpeggiato)

No, nosi trova….        E-9

E’ sempre qui            G9

Non importa chi.      E-9

 

Rabbia


WhatsApp Image 2019-09-08 at 14.41.36Monte Romano, 8/8/19

 

Schiacciata dal peso introverso

di me stessa a volte soddisfatta

a tratti quieta

a volte in lenta agitazione

non faccio che riflettere

sulla medesima questione.

E capisco che non sono nata

abbastanza schiava

abbastanza privata

di tutti i confort

per rendermi conto

che la donna è asservita

e per questo avvilita.

 

Ancor’oggi c’è solo una vita

servita sul piatto

una pietanza malsana

anche per la donna più strana…

una sola ricetta

per farla in porchetta

farcita di un altro cognome

uno zero al dito

riempito dalla passione

la passione e lo scempio

di una vita grama

chiusa nel tempio

dei film all’americana.

 

Lì lei sull’altare

diventa una musa

una dea da conquistare

per farla procreare.

E allora si scatena

il romanticismo omaccione:

il solo momento

di rovesciamento

morte apparente

del machismo mascalzone

nella società dell’illusione.

 

La nuova Beatrice

finalmente conduce

dirige, impone,

il ruolo sornione

del gatto quatto

in agguato

in attesa del volo campione

che lei non spiegherà più

senza il suo adone.

 

Si lasciano andare


WP_20190902_010[1]

 

I sassi

piccoli cuori

sparsi, levigati

dal tempo

acciottolati

si lasciano andare.

 

Senza imporsi

alle onde

accarezzati

lasciati, ripresi

più in qua, più in là…

 

I sassi

cuori di pietra

inerte

la goccia scava

nella roccia

senza passione

stesso ritmo

stessa sapienza

nel ballo dell’amore

di una nobile pazienza

mostrano capienza

senza fiatare.

Curano il limite

sanno esplorare

senza variare

restano, resistono

si lasciano andare.

 

Scivolano

l’uno appresso all’altro

tirati dalla risacca

su e giù

avanti e indietro

non battono la fiacca.

Tornano, sbattono,

stridono, ritmano

col mare

si lasciano andare.

 

Morbidi, colorati

grigi, lisci o ondulati

torti e gibbosi

tondi o spigolosi

si ammucchiano

si affastellano

sfilano insieme

si sformano senza temere

si smussano per ricreare…

si lasciano andare.

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Gazza


Delicata come le piume sparse

di una gazza caduta dal nido.

La fine annunciata

salva solo per miracolo

svezzata dall’uomo

selvatica e innocente

forastica e ingenua

non ho potuto imparare

a procacciare

né a difendermi

caduta più volte

in quest’ultimo volo

ho riposto speranze

sentendo i richiami

porgendomi ai suoni

allungandomi alle melodie

che mi fanno soffrire

e spezzano le corde

che mi tengono salda

e schiava.

E chissà – chi lo sa – se vivrò.

Oh che sarà

se prendo il volo!

 

SilviaGazza-IMG-20190715-WA0000

 

 

Grano


Trovero’ quell’amore
che odora di grano
il sorriso lungo
sulle labbra morbide
assenti di parole
occhi e fronte aperta
in un unico pensiero
disteso.

Mi accompagnerà serena
lo sguardo
alla luce d’estate
che attende la sera.

Trovero’ la strada semplice
per farmi amare
in pace.

Al rientro avro’ polmoni
pieni di soddisfazione.
Abbraccero’ chi mi segue
senza essere braccato
stringendo quest’amore folle
cosi’ sano
trovero’ la quiete come in natura
la mia anima in viaggio
l’amore di me.

l’amore di me..Immagine

Stella che cammini


Stella che cadi

Tra le mie braccia

Guizza, balza ancora

Vieni a me

Cala lieta

Purché ti piaccia.

 

Scegli il posto e l’ora

Ti guarderò da giù

Ti cercherò

ti aspetterò ancora.

 

La tua potenza infinita

nel cielo che ti abbraccia

pura energia che scende

Balugina con tanta grazia.

 

Vieni a me

Lascia la tua dimora

Lancia i tuoi segni

Traccia la linea dei miei sogni

balenanti nell’aurora.

 

Stella che cammini

Nello spazio senza fine…

Brucia le mie spine.

 

 

 

“Cosa mi importa di sapere come si chiamano gli astri, se non so dare un nome a quello che ho dentro?”

 

 

L’amica geniale


Vado dove mi porta il sole e resto a meditare sotto la luna.

Pieno il cuore, quasi in affanno, cerco di centrare la mira su di me.

Vado in cerca dell’amica geniale che dici essere io..

sembra rivelarsi per colmare questo vuoto.

La padronanza della parola

Il linguaggio che crea connessione

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